mercoledì 13 febbraio 2013

Contro ogni Logica di Giusy Berni

Contro ogni Logica
di Giusy Berni


14 Febbraio 2013 ore 7.00. Los Angeles, appartamento del Vice Procuratore Keena Walker.
Pallida, con un bicchiere di brandy serrato in una mano. Avvolta in un'aderente vestaglia di seta grigio perla, che le copriva con sensualità le curve morbide. Il Vice Procuratore, Keena Walker, fissava con apparente freddezza, il corpo senza vita al centro del suo salotto.
La scientifica era già al lavoro per i rilievi. Un susseguirsi di professionisti che avevano rivoltato l'appartamento, in cerca d'impronte, fibre e qualunque prova potesse avvalorare la sua testimonianza.
Non era stata lei a uccidere il suo ex marito.
Ora, aspettava che il detective, incaricato del caso, arrivasse per interrogarla. Conosceva la prassi, sapeva ogni passo che sarebbe seguito da quando si era alzata e lo aveva trovato riverso sul tappeto. Senza toccare nulla aveva telefonato al 911, usando un lembo della vestaglia, per non rovinare eventuali tracce sulla cornetta.
Poi, si era ritirata in camera da letto, in attesa dell'arrivo degli agenti.
Continuava a guardare il cadavere di Edward B. Callen, avvocato penalista di dubbia fama. L'uomo che aveva sposato in un momento di debolezza, da cui era divorziata ufficialmente da sei mesi. L'infame che l'aveva usata, tradita, umiliata e per poco non le aveva rovinato la carriera.
Morto. Nel suo salotto. Senza che lei si fosse accorta di nulla. Tutto sembrava puntare contro di lei. Opportunità e movente.
Lo scorrere della portafinestra la fece voltare di scatto. Sull'uscio spalancato, che dava sulla terrazza, apparve il tenente della Omicidi J.S. Kendrick. Come ci era finito era un mistero. Era sicura che non le fosse passato davanti. Non era un tipo che passava inosservato.
Lo osservò entrare con la solita arroganza, il padrone del mondo. Odiava quella sua snervante sicumera. Mai una volta che un accenno d'insicurezza lampeggiasse in quegli occhi verde smeraldo. Freddi, analitici, osservavano il prossimo fin dentro l'anima, scavava sino a che ogni più recondito segreto non veniva alla luce. Guai ad averlo come avversario. Keena ne sapeva qualcosa, le loro liti erano leggendarie. Eppure, ora che era lì come incaricato del caso, quel macigno che le si era posato sul cuore alla vista del cadavere di Edward, era più leggero.
J.S. Kendrick era un bastardo senza cuore, ma un poliziotto eccezionale. Lui non cercava un colpevole, ma la verità. Qualunque essa fosse.
«Walker, a San Valentino le donne di solito ricevono fiori, cioccolatini, non cadaveri». Esordì, senza aggiungere altro. Poi si rivolse al medico legale. «Gracie, dolcezza. Quando fai il tossicologico al nostro trapassato controlla ogni genere di narcotico. E visto che ci sei, fai un prelievo a Walker per le stesse sostanze». Si passò una mano tra i folti capelli biondi, che divennero ancora più scompigliati, mentre s'inchinava accanto al morto e scostava il telo per esaminarlo.
«J.S. tesoro, non è il caso di fare certe macabre battute». Lo redarguì la patologa con fare materno. La dottoressa Grace Sullivan, gli diede uno scappellotto sul collo, notando l'indifferenza con cui aveva reagito alle sue parole, ricevendo in cambio un sorriso, da colui che considerava come un figlio.
«Dai Gracie. Sono sicuro che a Walker non dispiaccia. Vero?». Keena odiava quel sorriso strafottente, l'aria da so tutto io, il fascino da canaglia che sembrava irretire le donne. Biasimava se stessa per trovarlo attraente, per bramare di sistemargli quella capigliatura dorata, sempre arruffata, di nascondere il viso nel suo torace muscoloso, quando era triste o spaventata. Come adesso, in cui il terrore di essere incolpata per un crimine che non aveva commesso le stava torcendo le budella.
Detestava quell'uomo, perché lo desiderava come mai aveva voluto suo marito.
«Dipende di cosa non devo dispiacermi». Non seppe trattenersi Keena.
Era normale comportarsi in quel modo davanti alla morte, serviva a esorcizzarla, a rimanere concentrati e freddi. Farsi prendere dai sentimenti in quei frangenti, anche se di pietà, portava a commettere errori che potevano costare cari: come l'assoluzione di un assassino o la condanna di un innocente. Però quando si era la vittima della situazione, era diverso. Ora si rendeva conto che a volte si agiva senza alcuna sensibilità. In futuro si sarebbe comportata diversamente.
J.S. la fissò con ironico stupore, cercava ogni sistema per metterla in ridicolo o in difficoltà, anche in un'occasione drammatica come quella. L'astio che covavano l'uno verso l'altra era ormai una leggenda nel dipartimento di Polizia e nella Procura. Poteva sembrare meschino ma, riuscire a incrinare quella facciata impenetrabile, era diventata un'ossessione.
Quella donna era fredda come il ghiaccio. Raffinata anche con i lunghi capelli scomposti, neri come una notte senza stelle; senza trucco a rendere più profondi e misteriosi quei glaciali occhi d'argento. In poche parole, bellissima.
Sin da quando era entrata nella sua visuale, era stato come se un vulcano gli fosse esploso nelle vene. Il sangue pulsava e bruciava, si concentrava nel suo cazzo che non voleva saperne di stare calmo. Entrava in modalità erezione e il dolore lancinante lo accompagnava finché non spariva dalla sua vista. Era costretto a portare delle giacche che coprivano l'inguine per evitare che si notasse quella condizione umiliante.
Diventava aggressivo, e non riusciva a non trattarla con durezza. Come in quel momento. Era già duro al solo vederla con quella nuvola di seta che accarezzava le curve sinuose. Era un tormento.
Ma ciò che lo faceva incazzare era sapere che qualcuno le era entrato in casa, per incastrarla. Keena era stata in balia di un assassino, sola, indifesa e inconsapevole.
Un trambusto fuori dalla porta gli fece distogliere lo sguardo dalla donna.
«Sergente Mallory, cosa succede lì fuori?». J.S. non finì di parlare che Jonathan Burton irruppe nella sala. Lo vide fermarsi pallido davanti al cadavere dell'amico e socio.
«Keena. Non dire nulla. Da adesso mi occupo di tutto io». Esordì con tono tronfio che una volta gli aveva fatto guadagnare un pugno nello stomaco. L'avvocato era ancora furioso per non essere riuscito a trovare nessuno disposto a testimoniare contro J.S.
«Jonathan cosa ci fai qui?». Per nulla impressionata dalla performance da cavaliere che accorre in salvataggio della damigella in pericolo.
«Perché non mi hai chiamato subito? Sei un avvocato dovresti sapere a cosa puoi andare incontro». Burton non si lasciò impressionare dalla glaciale accoglienza.
«Sono un Vice Procuratore. Il mio primo dovere è verso la vittima, chiunque essa sia. Trovare il colpevole è imperativo e tocca alla polizia indagare». Keena non era intenzionata a permettere che all'uomo di prendere il comando di quella situazione. Non si fidava di lui esattamente come non si era fidata dell'ex marito.
«Polizia! Keena, sei impazzita? Ti rendi conto che il Tenente Kendrick ha richiesto espressamente di occuparsi di questo caso. Non ti domandi il perché? Finalmente potrà vederti nella polvere. Rovinare la tua carriera e farti finire dietro le sbarre». Le parole colme di disprezzo fecero infuriare J.S. che strinse i pugni per resistere alla tentazione di spaccargli la faccia questa volta.
Il bastardo l'avrebbe pagata cara per l'insulto.
Prima che potesse dire una parola, Keena Walker si avvicinò all'avvocato e lo schiaffeggiò senza esitazione, nella sala calò un silenzio esterrefatto. Nessuno dei presenti osò fare una battuta tutti gli occhi erano incollati in quella scena sospesa nel tempo, conoscevano il temperamento irascibile del Vice Procuratore, guai a finirle tra i piedi. Era uno schiacciasassi.
«Ora vattene. Non ho chiamato un avvocato. E se dovessi averne bisogno non saresti di certo tu. Hai appena insultato un poliziotto, un uomo che potrà anche avere un carattere insopportabile, ma sono contenta che sia lui a occuparsi di questo caso, avrò la sicurezza di non finire in prigione. Il Tenente prende sempre il colpevole e non accusa mai un innocente. Ora, se non ti dispiace qui abbiamo da fare. Gracie, non dovevi farmi un prelievo per un tossicologico?». Solo quando si rivolse alla patologa il tono divenne caldo e gentile. Keena vide la dottoressa sorriderle compiaciuta per poi prenderla sottobraccio e insieme si diressero in camera da letto.
J.S. notò che l'avvocato la seguiva con uno sguardo colmo d'odio, quando la porta fu chiusa si diresse con furia verso l'ingresso senza dire una parola. Umiliato. Era rimasto senza parole. Keena si era schierata dalla sua parte. L'opinione che aveva di lui non era così negativa come credeva.
La fiducia che lui non l'avrebbe lasciata condannare, era intenzionato a non tradire quella incredibile fede nelle sue capacità investigative. Ora doveva trovare le prove che la teoria che gli ronzava in testa da quando aveva visionato la terrazza fosse valida.

14 Febbraio 2013 ore 15.45. Los Angeles, Centrale di Polizia.
J.S. controllò ancora una volta tutte le informazioni contenute nel dossier. Il caso di Edward B. Callen era veramente intricato. Riuscire a scovare la prova che metteva sulla scena del crimine una terza persona, era più complesso di quanto avesse creduto.
L'autopsia non era ancora terminata. Gracie si stava prendendo molto tempo. La patologa era affezionata alla Walker e non voleva tralasciare nessun dettaglio che potesse scagionarla. Dal laboratorio stessa storia, i tossicologici del morto e di Keena ancora non erano ancora arrivati.
Gettò con stizza l'incartamento sul tavolo. Si prese la testa fra le mani e si scompigliò i capelli, frustrato per non poter far nulla se non attendere.
«Se continui in quel modo rischi di diventare calvo molto presto». La voce fumosa di Keena penetrò in quella nebbia di scoraggiamento che lo circondava. Un'erezione dolorosa lo fece tornare alla realtà e da dietro la sua scrivania la fissò con astio.
Era destabilizzante.
«Cosa ci fai qui? Non ti ho convocata per la deposizione». L'aggredì per scaricare la tensione sessuale che lo stava facendo soffrire.
«Tu no. Ma il Capitano Finley, si». La risposta lo lasciò basito. Come si permettevano d'intromettersi nella sua indagine. La rabbia gli fece dilatare le narici. Keena osservò affascinata quel viso contrarsi dalla collera. Per una volta non era lei a doverne subire le conseguenze. Era divertente vederlo così infuriato.
«Ti ha anche spiegato il motivo per cui sei stata invitata a presentarti in centrale?». Il tono calmo era sinonimo che la pentola stava per esplodere, vedeva quasi il fumo uscirgli dalle orecchie.
«Abbassa le penne, galletto. Il Capitano vuole assicurarsi che tu non utilizzi questo caso per crearmi problemi. E' preoccupato per me». Lo punzecchiò senza ritegno.
Si fissarono in cagnesco. J.S. non sapeva se scuoterla oppure caricarsela su una spalla, portala in una stanza vuota e scoparla fino a farle scomparire quel sorrisino strafottente dal viso.
Keena per un attimo dimenticò l'omicidio e tutti i casini in cui si trovava. Per alcuni istanti poter irridere il poliziotto, farlo arrabbiare, le fece sembrare che tutto fosse nella norma.
«Sei arrivata Keena. Bene, ci sei anche tu J.S.! Aggiornatemi per favore. Voglio la certezza che questo caso sarà seguito al meglio. Senza che nessuno possa additare il dipartimento di comportamenti scorretti». Quell'insulto velato era duro da incassare. Possibile che tutti credessero che lui fosse così meschino da farle del male?
«Capitano. Credo che non debba mettere in dubbio l'integrità del tenente Kendrick. Possiamo avere delle divergenze, anche delle discussioni animate, ma restiamo dei professionisti seri, che perseguono solo la verità». Ancora una volta era intervenuta in sua difesa. Di nuovo si ritrovava a osservare con meraviglia Keena esternare il rispetto che aveva per il suo modo di lavorare.
«Dai rilievi non si è ricavato nulla. Le uniche impronte erano quelle della Walker, nessuna serratura forzata. E' stato usato un coltello preso dalla cucina. Sull'arma c'erano le impronte del Vice Procuratore. Per ora, ogni prova porta a lei. Mi dispiace». Il rapporto venne enunciato con voce piatta ma Keena comprese che dietro quelle parole c'era una frustrazione profonda. Kendrick era preoccupato di non riuscire a scagionarla. Chi l'aveva incastrata si era dato molto da fare, e anche bene. Significava che conosceva le procedure.
«Teorie?». Non riuscì a non chiedergli un parere. Anelava sapere cosa passava per quella mente brillante che era riuscita più di una volta a smantellare crimini all'apparenza perfetti.
«Dalla terrazza si accede alla scala antincendio. Chiunque poteva arrivare sin lì, trasportando Callen sedato. Si sicuro il nostro uomo è di corporatura robusta e anche allenato alla fatica. Lo ha depositato sul tappeto del salotto, dopo di con una bomboletta spray ha narcotizzato Walker. Il resto è stato semplice, ha preso un coltello dal ceppo in cucina, pugnalato la vittima inoffensiva e poi andarsene da dove è venuto. Ho trovato tracce di un passaggio, e la portafinestra si riesce ad aprire senza lasciare tracce, basta una carta di credito. Purtroppo non sono riuscito a determinare la dinamica temporale. Qualcosa che ponesse una terza persona sulla scala proprio questa notte». In sintesi espose la sua teoria.
«Per questo il prelievo e il tossicologico. Il pensiero che qualcuno possa essere arrivato sino al mio appartamento, trenta piani con un peso di ottanta chili sulle spalle, mi lascia senza fiato. Non odiava solo Edward, ma è anche determinato a rovinarmi. Perché?». La voce sommessa con cui pronunciò quella parola fece uno strano effetto a J.S., non gli piaceva che Keena si sentisse indifesa e ferita da quella situazione. Un impulso atavico lo spingeva a proteggerla, a difenderla da chiunque volesse farle del male.
«Torna in albergo Walker. Finché non arrivano i risultati degli esami autoptici, possiamo solo aspettare. Appena ho notizie ti telefono. Te lo prometto». Keena lo guardò con attenzione e non trovò nessun sarcasmo, nessuna ironia in quello sguardo. Per la prima volta vide quegli occhi velati di preoccupazione. Per lei.
Con un cenno capo salutò i due uomini e s'incamminò verso l'uscita. Sentiva che continuava a guardarla, percepiva sulla pelle quel tocco invisibile. Qualcosa era cambiato tra di loro. Cosa, lo avrebbero scoperto in futuro. C'erano molte cose su cui riflettere, tra cui cosa fare del suo appartamento quando sarebbero finite le indagini. Il solo pensiero di rimettere piede in quello che fino al giorno prima era stato il suo rifugio, ora le faceva accapponare la pelle.

14 Febbraio 2013, ore 22.15. Los Angeles, Hotel Kawada.
Era un idiota. Si trovava di davanti alla stanza di Keena Walker. Era arrivato all'hotel a piedi. Perso in mille pensieri, tra cui spiegare a se stesso perché invece di telefonarle si era presentato lì.
Le mani in tasca, continuava a fissare la porta come se fosse un nemico da abbattere. Si sentiva insicuro. Non gli era mai capitato di dover affrontare una donna che scatenava in lui una miriade di sentimenti e di emozioni, che controllava sempre con molta difficoltà.
Keena Walker non era come tutte le altre. Lei era l'unica che gli avesse fatto provare il desiderio di stabilità, di una casa, una famiglia. Solo il suo stupido orgoglio gli aveva impedito di chiederle un appuntamento, di corteggiarla. La paura di essere respinto da quella femmina bellissima e dalla lingua affilata.
J.S. fece un sospiro e bussò deciso.
Lei apparve sull'uscio quasi per magia. Indossava solo una t-shirt lunga sino a metà coscia. Nera con stampato un gattino addormentato sul davanti. Uno sguardo interrogativo le aleggiava negli occhi d'argento che lo fissavano sempre come se volessero cavargli l'anima.
«J.S.». Sentir pronunciare il suo nome dalle labbra sensuali scatenò un'eruzione dentro di lui.
L'afferrò per le spalle, la spinse nella stanza e con un calcio chiuse l'uscio. La fissò con determinazione, con tutto il desiderio accumulato da quando la conosceva. Era in piena erezione e non aveva tempo per i preliminari.
Era stanco di aspettare.
La strinse a sé, sentì i seni schiacciarsi contro il torace. Non portava il reggiseno. Registrò l'informazione mentre prendeva possesso di quella bocca che aveva arroventato i suoi sogni.
Keena era sopraffatta. Sentiva i muscoli potenti stringerla in una morsa ferrea ma delicata. Non aveva scampo dalle labbra voraci che la divoravano. Si ritrovò sdraiata sul tappeto, schiacciata dal peso di quel corpo virile che sembrava volerla assorbire. Una brezza leggera le accarezzò la pelle nuda, facendole comprendere che la maglietta era stata sfilata. Non connetteva più, Keena era completamente persa in una dimensione colma di desiderio e di violente sensazioni tattili. Una stretta dolorosa le contrasse la vagina, che anelava a essere riempita.
J.S. non riusciva a smettere di toccarla. Voleva assaggiarla tutta, imprimerle un marchio che l'avrebbe resa solo sua. Mentre le succhiava avido un capezzolo, la sentì gemere di piacere. Ebbro della vittoria le strappò il ridicolo pezzo di seta che copriva a stento la vulva.
Era bagnata.
Non poteva più aspettare. Si sbottonò i jeans e senza neanche toglierli, entrò in lei, un affondo che lo portò dritto in paradiso. Lei gridò. Ma, ormai era talmente stordito, perso nella smania di possederla che non riuscì a fermarsi, a chiederle se le avesse fatto male.
«Più forte». Un sospiro rovente nell'orecchio lo fece eccitare ancora di più. Le afferrò le natiche mentre le cosce di seta si serrarono attorno ai fianchi per tenerlo stretto a sé. Bocca contro bocca, i respiri mischiati, le lingue impegnate in un duello senza vinti e vincitori. Il pene rigido che spingeva dentro di lei sempre più veloce, più forte, senza gentilezza, troppo voglioso per controllarsi. Voleva penetrarla al punto da fondersi con lei.
Keena stava impazzendo, era al limite. Nel momento in cui l'orgasmo la investì con una violenza senza eguali lo addentò su una spalla.
Il grido che J.S. emise non era di dolore, ma di liberazione. I muscoli interni della donna si contrassero e strinsero l'uccello, il morso gli diede una scarica di piacere lungo la spina dorsale che lo portò ad affondare con più ardore e a raggiungere l'acme con un impeto che mai aveva provato.
Crollò su di lei, scosso ancora dai brividi di piacere. Continuava a baciarla, non riusciva a decidersi a staccarsi. Il pene era ancora semi rigido dentro la vagina calda, bagnata.
«Ancora». Rimase senza fiato. L'erezione riprese vigore. Questa volta Keena era intenzionata a prendere il controllo, riuscì a metterlo supino, e finalmente a fare quello che aveva sognato tante volte. Cominciò a cavalcarlo.
J.S. non riusciva a respirare per l'emozione. La fece piegare verso di sé e mentre lei si muoveva con vigore e sensualità su di lui facendolo impazzire, cominciò a succhiarle i capezzoli, serrandole le natiche e adeguandosi a quel ritmo appassionato.
L'orgasmo li travolse lasciandoli senza fiato. Keena si accasciò su di lui, esausta e sazia mentre L'uomo le accarezzava la schiena con tenerezza, si addormentò.

15 Febbraio 2013, ore 8.45. Los Angeles, Hotel Kawada.
La luce del sole filtrava dalle pieghe della tenda. Keena sbatté le palpebre per un attimo confusa da quell'ambiente estraneo. Poi spalancò gli occhi quando si rese conto che J.S. accanto a lei, la stava fissando malizioso. Nella sua camera d'albergo.
I ricordi della notte appena trascorsa le si riversarono addosso, ma prima che potesse proferire parola, lui la stava già baciando. In pochi secondi era già dentro di lei, rigido, eccitato, e affondava nella sua vagina bagnata. In un attimo raggiunse l'orgasmo e lui la seguì immediatamente.
«Buongiorno amore». La salutò dandole un bacio con lo schiocco sulla bocca.
Amore.
«Come ci siamo finiti a questo punto?». Il cervello ancora in pappa riuscì a mettere insieme quella domanda con uno sforzo incredibile di volontà.
J.S. la fissò divertito. Si rendeva conto della confusione della donna. Dei mille interrogativi che si stavano affollando in quella mente brillante.
«Ero venuto a comunicarti ufficialmente che ogni sospetto nei tuoi confronti è caduto. La mia teoria era esatta. Sei stata sedata dall'assassino. Che ha ucciso Callen in casa tua». Non riuscì a nascondere la rabbia al pensiero di quello che sarebbe potuto accaderle sola in quell'appartamento, in balia di un folle.
Keena tirò un sospiro di sollievo a quelle parole.
«E il resto? Era la tua ricompensa?». L'accusa era palese.
«No amore. Ho deciso di seguire il consiglio di Gracie. Parlare meno e agire di più. Ogni volta che cerchiamo di comunicare verbalmente, litighiamo». Sorrideva soddisfatto, sembrava un grosso leone che si fosse appena ingozzato con una gazzella.
Amore.
Era la seconda volta che la chiamava così. Non dolcezza, tesoro o zuccherino. Non lo aveva mai sentito pronunciare quel termine verso nessuna donna. Mai.
Qualcosa era cambiato tra loro. Qualcosa che la stava sommergendo e spaventando.
«Keena. Fai i bagagli, non puoi restare in albergo. Assodato che qualcuno ha ucciso il tuo ex in casa tua, e che ha cercato d'incastrarti, significa che sei un bersaglio. Pertanto, mi occuperò personalmente della tua protezione. Da oggi verrai a vivere a casa mia. E prima che comincino le obiezioni sappi che nessuna donna, a parte mia nonna e mia madre, vi ha mai vissuto o messo piede. In quel letto ci dormono solo le donne Kendrick. Sono stato chiaro?». Con quell'affermazione si alzò dal letto, e nudo si diresse verso il bagno fischiettando allegro, senza attendere una replica.
Keena era rimasta comunque senza parole. Le aveva appena detto che si sarebbero sposati?

10 commenti:

  1. SEI SEMPRE LA MIGLIORE UNNIE!

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  2. mi è molto piaciuto,complimenti

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  3. Non sono contemplate altre reazioni oltre alle tre disponibili? Mi sembra che il giudizio sia un tantino forzato..

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Peccato sia solo un racconto! Brava Giusy!^_^
    Andreina

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  6. Personaggi ben delineati, forti e carismatici, con una trama avvincente, che ti fa desiderare un seguito. Ottimo
    Francy M.

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  7. Davvero interessante! :)

    Brava!

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  8. Bello! Lo sai che vogliamo il seguito?
    Lidia

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  9. Bello, avvincente...un pò di attenzione in più alla punteggiatura. E magari la seconda parte, per capire chi è l'assassino e perchè ha agito

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  10. Veramente bellissimo, complimenti! Appassionante, sensuale, ironico. Tutto concorre alla piena riuscita del racconto: trama, personaggi splendidamente caratterizzati e stile di scrittura. L'unico appunto: nn c'è modo di sapere chi e perché ha ucciso? Avrei una mezza idea, ma vorrei sapere se mi sbaglio o meno. :-)

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