lunedì 23 aprile 2012

Il caso Maloney di Graham Hurley edizione Fanucci


Graham Hurley
Il caso Maloney
La prima indagine del detective Joe Faraday
in libreria dal 26 aprile
Traduzione di Mara Bevilacqua
Pagine 368 - 7,70 euro
ISBN 9788866880073
in libreria dal 26 aprile
Stewart Maloney è scomparso nel nulla: l’ispettore Joe Faraday è convinto che sia stato assassinato. Ma ci si può basare su una semplice intuizione in un luogo come Portsmouth, una delle città più povere e violente d’Inghilterra, dove le uniche leggi sono il traffico di droga e il crimine, e la sola regola è l’omertà? Sprecare energie dietro un presunto caso di omicidio è una perdita di tempo che Joe non può permettersi. Ma Faraday sta lottando anche contro altro: sotto un cielo grigio che
incombe, nel quale solo il volo degli uccelli sembra avere ancora una direzione e un senso, i demoni di un passato che lo ossessiona non gli concedono tregua. Perché ritrovare Stewart Maloney vivo o morto è il perno intorno al quale ruota ormai la sua intera esistenza: e fallire significherebbe arrendersi a quei demoni, arrendersi alla follia...
 
I polizieschi mi piacciono quando hanno un ritmo serrato o la capacità di farmi entrare nella storia, insomma in un modo o nell'altro debbono legarmi alle pagine e non permettermi di distrarmi dalla lettura. 
Questo romanzo appartiene alla seconda categoria. 
Non è una lettura banale, ma fluida e interessante. L'emptatia che l'autore è riuscito a farmi provare per il protagonista mi ha conquistata totalmente. Ho provato più che letto la sua angoscia, la sua confusione; i vari stati d'animo che si sono susseguiti in lui, hanno avuto un'eco in me. 
Inoltre ho trovato lo stile di Graham Hurley degno di essere video-riprodotto. I dialoghi e le descrizioni sono così realistici, che non avrebbero bisogno di adattamenti.
C'è un buon approfondimento dei personaggi principali, che aiuta a comprenderne il carattere e le scelte, a volte un po' strane, quasi illogiche. 
Molto commovente il rapporto del protagonista con il figlio: si sa che la fine dell'adolescenza segna l'inizio della vita autonoma per un ragazzo, aggiungiamoci una vita moto protetta per un problema fisico e l'incontro con l'amore e comprendiamo sicuramente che per Joe deve essere stato uno shock. Ma quale padre sarebbe pronto a vedere il figlio che abbandona il nido? 
Inoltre è vedovo, ha scresciuto il figlio da solo e non si è praticamente mai sentito davvero pronto a dimenticare il fantasma della moglie e creare un nuovo legame. Non vorrei semprare piena di pregiudizi, ma penso che rendere credibile un uomo così sensibile credo sia stato un lavoraccio, eppure il risultato è davvero notevole.
L'unica cosa che mi ha un po' infastidito è stata l'enorme quantità di uccelli. Il susseguirsi di tanti nomi, per me sconosciuti, mi ha rallentata un attimo, dato che non riuscivo a figurarmeli.
Ciò che mi ha sorpreso di più in questa lettura però, è stato il fatto che non riuscivo a essere sempre consapevole di trovarmi in Inghilterra. E' stato come se facessi fatica a non pensare che fosse un thriller americano. Non so dire se questo sia dipeso da me o dallo stile dell'autore, ma so che quando alla fine Joe pensa ai giorni in USA con la moglie, io ho letteralmente sospirato "Allora c'entrava davvero l'America!". 
Non mi resta che aspettare i prossimi episodi per leggere come proseguirà la vita e la carriera del mio nuovo amico: Joe Faraday.



mercoledì 18 aprile 2012

Nuova uscita Fanucci Graham Hurley con Il caso Maloney



Graham Hurley
Il caso Maloney
La prima indagine del detective Joe Faraday
in libreria dal 26 aprile
Traduzione di Mara Bevilacqua

Pagine 368 - 7,70 euro
ISBN 9788866880073
in libreria dal 26 aprile



Con Il caso Maloney, Graham Hurley inaugura una serie che in Gran Bretagna e in Francia ha fatto scalpore: thriller forti di una scrittura scabra e cristallina, e di una capacità di restituire la realtà della scena criminale con tale efficacia da annoverare tra i molti estimatori i più alti gradi della polizia e dell’investigazione del Regno Unito.

Stewart Maloney è scomparso nel nulla: l’ispettore Joe Faraday è convinto che sia stato assassinato. Ma ci si può basare su una semplice intuizione in un luogo come Portsmouth, una delle città più povere e violente d’Inghilterra, dove le uniche leggi sono il traffico di droga e il crimine, e la sola regola è l’omertà? Sprecare energie dietro un presunto caso di omicidio è una perdita di tempo che Joe non può permettersi. Ma Faraday sta lottando anche contro altro: sotto un cielo grigio che
incombe, nel quale solo il volo degli uccelli sembra avere ancora una direzione e un senso, i demoni di un passato che lo ossessiona non gli concedono tregua. Perché ritrovare Stewart Maloney vivo o morto è il perno intorno al quale ruota ormai la sua intera esistenza: e fallire significherebbe arrendersi a quei demoni, arrendersi alla follia...

 
Graham Hurley è nato nel 1946 a Clactonon-Sea, Essex. Dopo una fortunata carriera come documentarista, ha deciso di dedicarsi interamente alla scrittura. Il caso Maloney, primo thriller della serie che ha per protagonista Joe Faraday, consta al momento di dodici volumi e ha conosciuto un ampio consenso di critica e di pubblico; France 2 ha prodotto una fortunata trasposizione televisiva di quattro romanzi della serie. Hurley vive e lavora a Exmouth, nel Devon, con la moglie Lin, i tre figli e un gatto.

«Se siete convinti, come lo sono io, che alcuni settori della nostra società siano al collasso, tenete presente che la prima testimone del degrado al quale si è giunti è la polizia. Perché è la polizia la prima ad avere a che fare con la rottura dei vincoli familiari, con gli orrori di un’educazione sbagliata, con la povertà e le ingiustizie che questa implica. Quello di cui sono testimoni oggi gli agenti di polizia è spesso lo specchio di quello che domani ci riguarderà tutti.» Graham Hurley



giovedì 12 aprile 2012

Il racconto erotico. Intervistia a Luciano Biorci.


Da qualche tempo il sesso e l’erotismo hanno molto più risalto nelle nostre letture, anche nel mondo romance c’è stata questa svolta e la temperatura dei romanzi più letti è salita di parecchi gradi. Oggi però non voglio affrontare l’eros al femminile, in realtà ormai lo conosco bene, quello che mi incuriosisce è cercare di capire come un autore, maschio, affronti l’esperienza di scrivere un racconto erotico.

Per questo ho chiesto a un’autrice di romance, e un’amica, Patrizia Ferrando, di intervistare il suo compagno, Luciano Biorci, e presentarci il personaggio da lui creato per la Lite Edition.

Quando hai cominciato a scrivere?
Scrivo da sempre. Dedicandomi ad altro, però. Sono giornalista pubblicista da oltre vent’anni, anche se è una trentina che collaboro alle testate giornalistiche della mia provincia di residenza, l’alessandrino.
In passato, ho accarezzato l’idea di intraprendere anche la carriera di soggettista e sceneggiatore di fumetti, ma senza fortuna. Conservo ancora le lettere delle case editrici che bocciavano i miei progetti: sono un modo semplice ma efficace per effettuare bagni di umiltà nei momenti di esaltazione…

Come ti è nata l'idea di combinare l'horror/ paranormal con l'erotico?
Tutto nasce da una conversazione con la mia compagna Patrizia, in cui cercavamo spunti per storie di tutt’altro genere. Pensando ad un incontro misterioso, in una galleria d’arte, ecco che è nata Sara, con tutti i suoi problemi, presenti e futuri.
Però, trovo che nelle mie storie il versante paranormale sia preponderante rispetto a quello horror: Sara vive delle avventure quasi oniriche. Soprattutto nella seconda, ‘Sara al Concerto’, non si sa bene dove inizi la vicenda realmente vissuta e dove sfumino le visioni. Forse è per questo che è il racconto che preferisco, tra i cinque che ho scritto
Dove trovi ispirazione? Come crei i personaggi?
L’ispirazione è tutta intorno a noi, nella vita che viviamo tutti i giorni. Da lì escono fuori i migliori personaggi. Del resto, c’è chi ha scritto (mi si perdoni eventuali inesattezze, visto che sto citando a memoria) che gli sceneggiatori italiani hanno smesso di scrivere buoni film da quando hanno smesso di prendere il tram, dove potevano ascoltare le vicende della gente comune.
Personalmente, sono riuscito a trovare spunti da notizie curiose, piuttosto che da situazioni particolari vissute di persona: magari, si tratta di cose messe da parte, per un giorno, o magari per anni, e tirate fuori al momento giusto…
Per i personaggi il processo è lo stesso: non ho grandi esempi da seguire, mi bastano persone con i vizi, i problemi e, perché no, pure le virtù, di tutti….

Quali letture pensa influenzino il suo stile?
Nell’ambito del paranormale, dell’horror e della fantascienza ho alcuni miti intoccabili: Shirley Jackson, Richard Matheson e Philip K. Dick, oltre all’inarrivabile Stephen King. Leggo però di tutto, a partire dai fumetti.
Passando poi al cinema, trovo che alcuni registi abbiano raccontato in modo particolarmente efficace storie horror o gotiche: Kubrick e Fellini, quando si sono cimentati nel genere, ci hanno lasciato delle chicche imperdibili; amo molto anche il John Landis de ‘Un Lupo Mannaro Americano a Londra’, oltre che l’intera filmografia di John Carpenter; che dire poi del cinema di genere inglese e statunitense degli anni ’50? Ci sono capolavori irripetibili, come ‘L’Invasione degli Ultracorpi’, che a mio modo di pensare non sono facilmente etichettabili…

Progetti futuri?
Vincere la mia pigrizia sarebbe un grande traguardo… Scherzi a parte, avevo intenzione di proporre alla Lite Editions, che già ha pubblicato le avventure di Sara, un altro personaggio al femminile, decisamente più pericoloso di lei ma, a mio modo di vedere, anche più simpatico.
Poi ci sarebbero altri sogni nel cassetto, da vedere pubblicati sconfiggendo la mia indolenza. Di questi, il più ambizioso è quello rappresentato da un’Ucronia riguardante il nostro Paese…


Direttamente dalla tastiera di Patrizia, leggiamo cosa ne pensa un’autrice rosa di questi racconti e come vede lei Sara, la protagonista:


Le avventure di una donna spregiudicata, che si trova, all’inizio in modo del tutto inconsapevole, a contatto col paranormale, con una dimensione non terrena; presentati in questi termini, i racconti della serie “Sara, il miraggio dei sensi” potrebbero suscitare in primo luogo una curiosità da lettrice: come appare una donna “a tinte forti” a un narratore uomo, come un punto di vista femminile su esperienze anche esplicite può essere raccontato da un uomo? Eppure, fin dalla prima avventura, la storia di Sara ci propone conflitti che non si fermano all’eros. Intanto, incontriamo una donna certamente disinibita, e che attraverso la fisicità e la sensualità, crede di poter possedere, conoscere, vivere tutto quanto la circonda. Molto presto, però, dapprima incredula e poi stupita, Sara dovrà accorgersi che attraverso i sensi e l’attrazione fisica possono manifestarsi contatti che niente hanno a che fare col tangibile. Non è detto, tuttavia, che quello generato dall’impatto col mistero sia il più grande dei suoi dilemmi: incontrare l’amore, imparare ad attribuire ai gesti del piacere un valore più alto, accettare di spogliarsi delle proprie corazze, per dare e ricevere fiducia, tenerezza, complicità, prendere atto che un amore vero non esclude paura e sofferenza sono probabilmente gli ostacoli più grandi con cui Sara si confronta, passando dall’eccitazione degli incontri enigmatici alla coscienza del proprio destino.


Direttamente dal sito della Lite Editions:







giovedì 29 marzo 2012

Il falco e la rosa, numero 1000




Il Falco e la Rosa la nuova raccolta romance scritta da sette autrici italiane, edita Mondadori edicola nella linea Classic, è stata regalata e presentata alle partecipanti della Vie en rose, il 24 Marzo 2012, a Firenze.
Non so se qualcuna di loro l’ha già letta, quindi vi prego, se vi va, di comentare qui e lasciare i complimenti o gli appunti per le sette autrici.
Ero curiosissima di capire com’era nata l’idea e soprattutto come si fossero organizzate. Come sapete ho lavorato insieme ad altre autrici/bloggers per dei racconti a sei mani a volte, e ricordo che non fosse affatto facile conciliare tre teste.
Loro erano sette… come avranno fatto? Ho fatto loro tre domande per farci raccontare l’idea base e le difficoltà incontrate. Leggiamo dalle parole delle sette regine del romance italiano com’è stata quest’avventura!
Ho letto che la raccolta si sviluppa in peridi diversi ma seguendo lo stesso filone. Su quale periodo si incentra la tua storia e come l'hai scelto?

Miriam Formenti
Io ho scelto il Medioevo, un periodo che mi affascina molto.  Senza ripensamenti ho immaginato un crociato tornato in patria ricco di gloria e di denaro,  e  dal  momento che sarei stata la prima a raccontare la storia della famiglia Monfalco si è deciso di comune accordo con le colleghe che sarebbe stato il mio protagonista a costruire il palazzo. 
C’era tuttavia una questione che mi tormentava: la mia storia era davvero troppo lontana da quella dell’amica Paola Picasso, che mi seguiva. Fra un racconto e l’altro passavano circa 250 anni. Ho quindi deciso di creare  la storia nella storia e ho  scritto  un breve racconto ambientato nei primi anni del ‘400 che introduce la storia del  crociato Lanfranco di Monfalco e della sua sposa,  che per la famiglia sono già leggenda.   

Paola Picasso
Quando ci è stata prospettata la possibilità di scrivere la storia di una dinastia fiorentina, ho chiesto immediatamente il 1450 perché erano gli anni di Lorenzo il Magnifico, uno degli uomini più illuminati della storia. Intorno a lui si erano raccolti i più grandi artisti che siano mai esistiti e questo ambiente così particolare mi entusiasmava.
Ornella Albanese
Il mio racconto, Il principe delle tenebre,  si svolge nella Firenze del 1500. La scelta del periodo è avvenuta all’ultimo momento e del tutto casualmente. Le mie amiche si aspettavano che scrivessi di Medioevo ma io avevo appena finito la revisione de L’anello di ferro e volevo cambiare periodo. Ho trovato un piccolo spazio nel 1500 e ho subito scelto di avventurarmi in questo secolo per me nuovo.
Mariangela Camocardi

 Ciao Libera, grazie. Per me ambientare un romanzo in un certo periodo del passato piuttosto che in un altro non ha mai rappresentato un problema. Mi piace esplorare la Storia della nostra Italia perché c'è una tale ricchezza di eventi e personaggi che un autore ha solo l'imbarazzo della scelta. Ne Il falco e la rosa  il  '600 fiorentino e io ci siamo trovati a combaciare per esclusione dalle altre epoche scelte dalle colleghe, semplicemente. Ed è  così che  ho scoperto una Firenze affascinante e inquietante nel contempo: l'Inquisizione tiene saldamente in pugno la città più degli stessi Medici che la governano, e una delle sue vittime più celebri è Galileo Galilei.        

Theresa Melville.
Il mio racconto si chiama Guardami ed è ambientato nel 1746. In quel periodo, dopo secoli di governo mediceo, un sovrano straniero si impose al Granducato di Toscana. Per quanto Francesco di Lorena, e soprattutto la consorte Maria Teresa D’Austria fossero regnanti “illuminati”, i fiorentini si trovarono alle prese con cambiamenti difficili. Mi sarebbe piaciuto approfondire questo contesto, ma per motivi di equilibrio narrativo, delicato trattandosi di un testo breve, ho preferito lasciare l’ambientazione storica sullo sfondo a beneficio dell’intreccio sentimentale. Il mio racconto è infatti incentrato sul rapporto d’amore tra i due protagonisti, Gemma di Monfalco e Federigo Malaspina di Fosdinovo. Si tratta di un legame contrastato, che influirà non poco sulle vite dei due giovani e su quelle delle rispettive famiglie, divise da antichi rancori di origine controversa. 
Maria Masella
La mia storia si svolge nel 1865, a Firenze, con ricordi ambientati a Palermo nel 1860.
E’ un periodo storico che mi piace e mi sembrava giusto dedicare almeno un racconto ai pochi anni in cui Firenze è stata capitale d’Italia.  Comunque la risposta a questa domanda è strettamente collegata alla successiva.
Roberta Ciuffi
Io volevo l’ultimo racconto della serie, perché la mia passione sono i cambiamenti, e avevo deciso che quello sarebbe stato il momento della svolta nella storia dei Monfalco. Pensavo quindi che l’ambientazione sarebbe stata tardo ottocentesca. Invece la prima scena che mi è venuta in mente è stata quella di una fantastica automobile che attraversava le stradine di Firenze, con a bordo due eleganti giovani, freschi sposi. Facendo delle ricerche, mi sono innamorata della Rolls Royce Silver Ghost, una macchina prodotta però nel 1907. Quindi ho spostato la storia più in avanti, nel 1910.




Com'è nata un'idea di questo tipo e come ti sei trovata a svilupparla?

Miriam Formenti
Come ho già detto,  la scelta di un crociato come protagonista è stata immediata. Non così la sua compagna, una schiava che a suo tempo doveva essere una semplice servetta.
La storia di Lanfranco di Monfalco e della sua schiava inizia 8 anni dopo la fine della quarta crociata, quella che non ha mai raggiunto la Terrasanta e che si è chiusa a Costantinopoli.
Deciso a tornare in Patria, lui cerca una schiava che possa accudire la sua bambina e compra Rosa per due motivi: il primo perché é pisana, e saprà insegnare a parlare la lingua italica alla piccola. Il secondo perché  prova  pietà per quella creatura abbruttita da sei anni di schiavitù, senza immaginare che lei saprà conquistare non solo il cuore della bambina, ma anche il suo.
Paola Picasso
Individuato il periodo storico l'idea delle storia è stata una conseguenza. Il mio protagonista non poteva che essere un sostenitore e un difensore del Magnifico, un animo nobile e coraggioso e Lei, una donzella in gravi difficoltà.
Ornella Albanese
L’idea è stata del nostro editor, Marzio Biancolino, in occasione de La Vie en Rose dello scorso anno e la bellissima città di Firenze è diventata l’ambientazione ideale. Sviluppare il progetto si è rivelato avvincente ma impegnativo. I tempi si sono dilatati, mi è quasi sembrato di vivere l’ultimo anno in costante simbiosi con Il falco e la rosa.
Mariangela Camocardi
Tutto nasce al Boscolo, diventato hotel ma che in origine era la signorile dimora di una famiglia nobile. L'editor Marzio Biancolino, noi stesse, ne abbiamo subito il fascino al punto da concepire al suo interno una saga familiare riscritta da noi sette, autrici e amiche da anni. Per quanto riguarda il mio racconto, ho  considerato, non per la prima volta, come in certe epoche bastasse davvero un nulla per attirare la sgradita attenzione del Santo Uffizio. Così ho immaginato una donna Olivia, dotata della capacità di guarire con le erbe e disponibile ad aiutare il prossimo. L'altruismo, però, finisce solitamente per scontrarsi con l'ingratitudine umana, ed è appunto sul dualismo  generosità/meschinità che ho voluto dipanare la narrazione di " PER AMORE DI UNA STREGA."  Naturalmente esistono uomini capaci di far sognare una donna al primo sguardo, e Lapo di Monfalco è esattamente il tipo d'uomo che seduce irradiando magnetismo e sensuale mascolinità, e a cui nessuna riesce a resistere, neppure Olivia.   

Theresa Melville.
Questo soggetto è nato dal desiderio di misurarmi con una storia diversa da quelle che mi identificano come autrice, e mi riferisco a vicende avventurose, rocambolesche, piuttosto realistiche. In questo racconto affronto tematiche diverse, e descrivo un rapporto sentimentale caratterizzato proprio dalla “diversità” dei due protagonisti. E’ stata una scrittura emozionante e impegnativa. Le lettrici mi perdoneranno se non entro nei particolari, ma non vorrei rovinare loro la sorpresa.
Maria Masella
Dopo aver concluso il racconto per l’antologia risorgimentale ho dovuto abbandonare Bruno Morego, personaggio secondario… Capita di amare un proprio personaggio! Nel 1860 partiva con i Mille: volendo scrivere una storia con lui come protagonista la scelta dell’epoca è diventata obbligatoria. Essendo una storia della casata dei Monfalco, allora la protagonista doveva essere una nobile fiorentina. E’ nata Cate, di carattere quanto Bruno. E’ una fiorentina appassionata, che non si tira indietro, mai.
Roberta Ciuffi
L’idea era nell’aria, dopo l’antologia precedente. Volevamo fare qualcosa per il San Valentino del 2012, poi l’editor dei Romanzi, Biancolino, ha lanciato l’idea di celebrare il numero 1000 della pubblicazione con un’antologia dedicata a Firenze, il luogo dove ci trovavamo in quel momento.
Per me le antologie non devono essere un’accozzaglia di racconti messi assieme, ma seguire un filo conduttore, così come avevo già fatto per la mia natalizia. Perciò la proposta di seguire una famiglia nel corso della sua storia l’ho trovata stuzzicante.

Ho collaborato spesso a lavori a più mani e so che non è affatto semplice. Anche se voi non vi siete incrociate sugli stessi personaggi, avrete dovuto comunque confrontarvi per la continuità delle storie, giusto? Come vi siete organizzate?


Miriam Formenti
Non è stato facile, lo ammetto, ma tuttavia è stato divertente. Abbiamo scambiato fra noi decine di mail  sul palazzo con la sua torretta,   sul medaglione, sullo stemma,  sui nomi…  E nonostante tutto a lavoro finito abbiamo dovuto correggerci ancora. Il medaglione era colorato o no?  Stava su una faccia o su due? Una porta stava a destra o a sinistra? Com’era infine il giardino?  Insomma, a pensarci ora mi viene da ridere e mi dico che è stata una bella avventura.
Ti ringrazio molto per questa intervista, cara Libera, e abbraccio con affetto tutte le amiche che ci leggeranno. 
Paola Picasso
Per quello che riguarda la stesura dei racconti, le mie colleghe e io ci siamo tenute in stretto e costante contatto telefonico e via mails.  Si dovevano concordare decine di particolari: l'ubicazione del palazzo Monfalco, la sua struttura e quella dei giardini, i nomi degli antenati e la discendenza diretta o indiretta dai predecessori. Persino il medaglione che passa da donna a donna della famiglia è stato oggetto di lunghe dissertazioni. Faticoso? Certo, ma anche stimolante. Un gran lavoro, momenti di intesa e altri di discussione, ma alla fine si raggiungeva sempre un accordo. E' stato bello,anzi, indimenticabile. Ciao, grazie dell'ospitalità. Paola Picasso
Ornella Albanese
Sì, ci siamo mosse all’interno delle nostre storie con discreta libertà, ma abbiamo sempre dovuto fare i conti con i collegamenti tra un racconto e l’altro. Ecco, questi collegamenti sono stati molto laboriosi e hanno richiesto un numero sterminato di mail. Sembra incredibile, ma decidere come doveva essere il medaglione, se dipinto o inciso, decidere la struttura del palazzo, la via, persino il nome del fantasma… tutto è stato oggetto di scambi continui, a volte accesi, spesso divertenti. Questo progetto comune mi ha fatto apprezzare sei autrici di talento, ma mi ha fatto anche conoscere in modo approfondito la loro realtà di donne.
Mariangela Camocardi
A essere sincera, tutto sommato si è rivelata un'esperienza molto istruttiva sia a livello umano che professionale. Siamo state collaborative come più non si potrebbe malgrado i frangenti abbastanza ostici che, com'èra inevitabile,  si sono avvicendati quando abbiamo dovuto  coordinarci sui punti chiave che legavano tra loro le singole storie, plasmandole in un vero e proprio romanzo. Ma caspita se ci siamo divertite al momento di stabilire come doveva essere il ciondolo destinato alle spose Monfalco, la galleria dei ritratti e i vari ambienti del palazzo. Ciascuna di noi ha ideato  e scritto il suo racconto in modo da farlo coincidere con quelli delle altre in una narrazione fluida e avvincente. Ora la parola passa alle nostre affezionate lettrici. Sono troppo ottimista se confido fermamente nel loro gradimento? Da autrice italiana spero fervidamente che il tifo per il made in Italy aumenti sempre di più, e in maniera così esponenziale da sbaragliare la concorrenza fin troppo agguerrita con cui dobbiamo effettivamente confrontarci da anni. Siamo brave e competitive anche noi, dopotutto.    
Theresa Melville.
Ci siamo confrontate su tutto, non solo sulla continuità delle vicende, e non è stato facile. Bisognava evitare ripetizioni sui caratteri dei personaggi, sulle ambientazioni e sulle trame. Abbiamo comunicato sempre per posta elettronica e per telefono. Ci siamo scritte decine di mail al giorno. In pratica, eravamo costantemente in contatto. Non abbiamo sorriso tutto il tempo; abbiamo anche discusso, del resto era prevedibile. Siamo tutte autrici d’esperienza, molto diverse una dall’altra, con caratteri piuttosto forti. La stima reciproca, l’amore per il nostro lavoro e la guida di Marzio Biancolino ci hanno portato fino in fondo. Con tutto il cuore spero che il romanzo abbia successo. Ringrazio Libera per l’ospitalità e mando un caro abbraccio a lei e a tutte le lettrici. Theresa Melville
Maria Masella
Avevo una lunga esperienza di lavoro di gruppo, perché sono una ex insegnante. Questa volta è stato diverso, più difficile ma più emozionante. Molte scelte dovevano essere comuni: il nome della famiglia, la collocazione del Palazzo, alcuni elementi ricorrenti che non posso anticipare ma le lettrici ritroveranno. Personalmente avevo alcuni problemi in più: far agire come protagonista un personaggio già presente in una storia precedente (ma è stato un piacevole problema) e dovermi raccordare TANTISSIMO soprattutto con Roberta Ciuffi che ambientava la sua storia non molti dopo la mia. La psicologia di alcuni personaggi è stata delineata quasi a quattro mani in modo tale che fosse coerente in entrambe le storie, ma, soprattutto, come io ho cercato di preparare il terreno alla sua storia così lei ha “dato un futuro” alla mia.  Ma come posso dimenticare Paola Picasso (siamo quelle che hanno scritto per prime)? Il suo roseto… E non posso aggiungere altro se non “divertitevi a trovare gli incastri che abbiamo seminato per tutto il “romanzone”, come lo chiamavamo fra di noi!
Roberta Ciuffi
A dire il vero, in modo un po’ caotico. Abbiamo buttato giù delle sinossi, affidate a Maria Masella che verificava di continuo le aggiunte e i cambiamenti, però poi ognuna ha cominciato a scrivere la sua storia a seconda dei propri impegni, senza seguire l’ordine cronologico. Così chi aveva, per dire, gli ultimi periodi, ha terminato il proprio racconto avendo a disposizione pochi accenni su quello che le altre, che dovevano scrivere i racconti precedenti, intendevano fare. Questo ha comportato necessariamente un lavoro finale di aggiustamento, riallaccio di fili penzolanti, eliminazione di ridondanze o cose che all’inizio sembravano utili e si sono rivelate superflue, aggiunte a posteriori. Devo davvero ringraziare Maria per la pazienza nel ricostruire di continuo i nostri volubili schemi!
Come potete notare le risposte delle autrici seguono l’ordine cronologico dei racconti.
Allora voi che avete già la copia tra le mani la state leggendo?
Cosa potremmo dire di più alle altre lettrici per invogliarle ad acquistarla?
Aspetto i vostri commenti!